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Il corpo nella Psicoterapia centrata sulla persona

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Prima parte

Questo scritto è l’adattamento di un capitolo di Sguardi di cura, a cura di Maura Anfossi, pubblicato nel 2013. Lo presento qui con alcune minime modifiche e suddiviso in tre parti per facilitare la lettura.
È una riflessione generale intorno al coinvolgimento nel corpo in psicoterapia, riferendomi sia alle forme di psicoterapia esplicitamente ad orientamento corporeo, sia alle psicoterapie verbali.
Il punto di partenza è una lettura dell’Approccio Centrato sulla Persona, il modello psicoterapeutico elaborato da Carl Rogers all’interno della psicologia umanistica, in termini di possibile integrazione con forme di psicoterapia ad orientamento corporeo.
Rispetto al passato, molti psicoterapeuti provenienti da diverse scuole utilizzano oggi tecniche ad orientamento corporeo o hanno comunque sviluppato una attenzione ed una sensibilità agli stati corporei e a ciò che il corpo esprime. Questo mi sembra un grande arricchimento e una grande opportunità.

Il contributo che ho inteso portare con questo scritto è rispetto al valore che a mio parere riveste non tanto l’utilizzo di una specifica tecnica piuttosto che un’altra, quanto invece il modo di stare in relazione con la persona che ho di fronte: l’aspetto realmente caratterizzante il modo di lavorare in psicoterapia comprendendo ed eventualmente coinvolgendo direttamente il corpo non risiede tanto nel cosa si fa, ma piuttosto in base alla visione paradigmatica della natura umana, delle relazioni e del cambiamento in cui uno si riconosce e che realmente pratica.

Quale psicoterapia?

La nascita e lo sviluppo della psicologia umanistica e dell’Approccio Centrato sulla Persona di Carl Rogers si collocano storicamente in un periodo in cui il mondo della psicologia era dominato da due scuole di pensiero: la psicoanalisi e il comportamentismo.
Ciò che accomuna questi due modelli, per tanti versi così differenti tra loro, è di essere entrambi collocati all’interno del paradigma scientifico meccanicistico e riduzionistico.
Questo paradigma si rifà alla visione newtoniana del mondo, che si basa a sua volta sulle premesse filosofiche enunciate da Descartés, di cui è nota la netta e irriducibile separazione della realtà tra res cogitans (lo spirito pensante) e res extensa (la natura e le cose, tra cui il corpo).
In ambito psichiatrico questa visione della realtà si traduce nella adozione del modello bio-medico ai problemi della sofferenza mentale ed emozionale, in ambito psicologico e psicoterapeutico nella ricerca di modelli e teorie altrettanto “forti” di quelli medici e quindi ad esempio nella costruzione di un complesso sistema di leggi psichiche che governano il mondo inconscio e che si riflettono sul nostro equilibrio e benessere, oppure nella definizione dei meccanismi che regolano il condizionamento dei nostri comportamenti da parte degli stimoli ambientali esterni.

Sebbene non abbiano un unico punto di riferimento teorico e metodologico, gli psicologi e psicoterapeuti che si riconoscono nel movimento della psicologia umanistica condividono alcuni elementi basilari che si distaccano da queste concezioni: si differenziano dagli psicoanalisti per spostare l’attenzione dal mondo inconscio e dalla patologia alla costruzione cosciente dell’esperienza, alla ricerca attiva del benessere e alle relazioni reali con le altre persone e con l’ambiente. Sostengono inoltre che alla base della vita psichica non ci sia un conflitto intrinseco e inevitabile, ma che il conflitto interno derivi piuttosto dalla presenza di condizioni ambientali che non favoriscono il funzionamento della personalità come un tutto organizzato e armonico (per quanto talvolta non privo di sofferenza e di sentimenti tra loro contrastanti).
La differenza di posizioni rispetto ai comportamentisti è per certi versi ancora più netta, a partire dalla visione dell’essere umano non come passivamente subordinato a leggi deterministiche di causa-effetto (il modello stimolo – risposta), ma come soggetto spinto da motivazioni interne proprie e attivamente impegnato nella costruzione di significati e di senso della propria esistenza. Caratteristica della psicologia umanistica è quindi la visione dell’essere umano come un tutto organizzato e capace di autodeterminazione. (continua)